l mondo sta cambiando.
Questo è il mantra che, giorno dopo giorno, continuiamo a ripeterci, pervasi dalla tediosa sensazione di correre su un binario che, non più tanto lentamente, sta deragliando, portandoci chissà dove.
E allora ecco che il fastidio che tutti noi proviamo di fronte a fenomeni globali che fatichiamo a comprendere, in questo mondo che ormai ci sembra una trottola impazzita, può trasformarsi in una grande opportunità, se solo abbiamo il coraggio di ammettere a noi stessi una semplice verità: il mondo è già cambiato.
Il mondo è già cambiato e, con esso, sono cambiate le sfide che ci pone. Per essere competitivi, performanti ed efficienti, in questa rapidissima evoluzione sociale ed economica, non è più sufficiente limitarsi a fare ciò che si è sempre fatto, anche se lo si è fatto bene.
Ciò che prima bastava, ora non basta più. Per stare al passo con le sfide che ci vengono proposte, è necessario creare modelli economici e societari che siano sostenibili.
Sostenibili per chi? Sostenibili in primis per le persone, vale a dire (anche) per noi stessi.
Ed è così che, su impulso di un’Europa sempre più attenta ed esigente al profilo della sostenibilità, che le imprese – vera spina dorsale del nostro continente – sono chiamate a dare rilevanza alle performance non solo economico-finanziarie, ma anche a sociali, che diventano un vero e proprio obiettivo da conseguire nell’esercizio d’impresa.
Nell’ottica di un’economia circolare, presa come modello di business capace di generare ogni anno risparmi, in termini di costi di produzione, stimati in quasi 2 miliardi di euro l’anno, l’impegno delle imprese europee deve essere volto a conseguire una significativa crescita economica, di occupazione e di PIL.
Gestire la sostenibilità, a livello aziendale, significa e significherà identificare ed attuare tutte le migliori pratiche di sustainability risk management, dando vita ad una leadership imprenditoriale che si ponga problema di adottare strategie capaci di accrescere la reputazione del brand aziendale, instaurando significative connessioni con fornitori qualificati e stakeholders, attirare l’attenzione di investitori sempre più attenti alle politiche green&social, formare e responsabilizzare figure manageriali che siano attente e consapevoli ai processi di gestione delle risorse umane e capaci di identificare e minimizzare i rischi connessi al mancato adeguamento alle normative di settore.
Questo non può che essere il futuro e, ci piaccia o meno, il futuro è già iniziato.
Avv. Giorgia Menani
